Coronavirus, a rischio le esportazioni di frutta italiana in Cina

Il made in Italy ortofrutticolo ha segnato un netto +25% nei primi dieci mesi del 2019. Una forte crescita, che potrebbe fermarsi per colpa della chiusura dei mercati orientali

Forti timori sul futuro accompagnano la diffusione di dati positivi sulla crescita dell’export agroalimentare italiano in estremo oriente. Il mercato cinese, nei primi dieci mesi del 2019, ha registrato in netto +25% per quel che riguarda gli acquisti di frutta italiana. Segnali molto incoraggianti per un settore, quello ortofrutticolo, che fatica ad essere valorizzato nei mercarti stranieri come i “campioni” dell’agroalimentare tricolore, come vini, formaggi e salumi. Ma le buone notizie potrebbero avere vita breve.

Le paure commerciali legate al contagio

Il balzo da record in avanti dell’export verso la Cina, rilevato da una analisi della Coldiretti sulla base delle proiezioni su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2019, è infatti dovuto alla progressiva apertura dei mercati del gigante asiatico. Ma la diffusione del pericoloso Coronavirus potrebbe cambiare tutto. “I vincoli ai trasporti per cercare di contenere il contagio – sottolinea la Coldiretti – si stanno riflettendo anche sulla logistica delle merci con incertezze e ritardi che impattano sugli scambi commerciali soprattutto per i prodotti deperibili in crescita come la frutta e verdura”. 

Cosa esportiamo in Cina

“Una minaccia - continua la Coldiretti - soprattutto per il boom delle esportazioni di kiwi e degli agrumi Made in Italy dopo l’apertura lo scorso anno, per la prima volta, delle frontiere cinesi grazie agli accordi sulla Via della Seta”. Al momento per quanto riguarda la frutta fresca, evidenziano i rappresentanti del mondo agricolo, l’Italia può infatti esportare in Cina solo kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le pere, oggetto di uno specifico negoziato, solo al termine del quale si inizierà a discutere di mele.

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Il saldo commerciale

“Bisogna superare gli ostacoli tecnici alle esportazioni agroalimentari made in Italy per riequilibrare i rapporti commerciali nell’agroalimentare con le importazioni dalla Cina che – conclude la Coldiretti – hanno superato di quasi il 50% il valore delle esportazioni per un valore stimato in 680 milioni nel 2019”.  

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