Dazi Ue alla Cambogia ma non sul riso, gli agricoltori italiani attaccano Bruxelles

Secondo Confagricoltura, la Commissione sarebbe pronta a eliminare le agevolazioni tariffarie per il Paese asiatico ma non sul cereale di cui il Belpaese è il primo produttore europeo. E la Lega protesta per l'accordo col Vietnam

La Cambogia ha violato sistematicamente i "diritti umani, civili e del lavoro" e per questo a breve potrebbe perdere le agevolazioni tariffarie all'export verso l'Unione europea. Ma la tenaglia dei dazi potrebbe risparmiare uno dei suoi prodotti di punta, il riso. Una decisione ancora da confermare, ma che ha già fatto scattare la protesta degli agricoltori italiani, che detengono il primato Ue di produzione di questo cereale.

"Il mancato rispetto dei diritti umani, civili e del lavoro non può portare a una sospensione solo parziale delle concessioni commerciali concesse dall'Unione europea - attacca Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - Anche sul riso importato dalla Cambogia devono essere ripristinati i dazi doganali. Siamo perfettamente in linea con le valutazioni espresse dall'Ente Risi". La sospensione delle concessioni, secondo la bozza messa a punto dai servizi della Commissione Ue, non riguarderebbe il riso per via di un provvedimento simile già adottato l'anno scorso nei confronti proprio del riso cambogiano.

Dopo diverse proteste da parte dell'Italia, infatti, nel 2019 Bruxelles ha deciso di far scattare la clausola di salvaguardia nei confronti del riso di varietà indica, elevando di conseguenza dei dazi alle importazioni dalla Cambogia e dal Myanmar. La misura, salutata come un successo dall'allora ministro in quota Lega Gianmarco Centinaio e dalle organizzazioni agricole italiane, nei fatti non ha sortito gli effetti sperati. Dal Myanmar, la quota di indica è stata pressoché sostituita dal boom di importazioni di varietà japonica (esclusa dallo stop alle agevolazioni tariffarie), tanto che adesso il nuovo governo ha chiesto a Bruxelles dazi più elevati anche per questa varietà. Mentre per quanto riguarda la Cambogia, Confagricoltura segnala che "resta comunque il primo fornitore di riso dell'Unione". Ecco perché, a detta di Giansanti, la clausola di salvaguardia non basta. 

"Siamo già in contatto con la Commissione - dice il presidente di Confagricoltura - per illustrare la nostra posizione a tutela dei risicoltori. Speriamo in un ripensamento, ma in ogni caso la partita resterà aperta". La decisione della Commissione sulle modalità della sospensione delle concessioni tariffarie a favore della Cambogia sarà assunta a metà febbraio, con un schema di atto delegato destinato al Parlamento europeo e al Consiglio, che avranno un periodo di due mesi, prorogabile, per sollevare obiezioni e bloccare la pubblicazione dell'atto. Se la Commissione non rivedrà la propria posizione, rileva Confagricoltura, "spetterà al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova in Consiglio e ai membri italiani del Parlamento europeo raccogliere il sostegno politico necessario per bloccare una decisione contraria agli interessi della risicoltura italiana ed europea".

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Ma i fronti aperti tra Italia e Bruxelles sul riso non finiscono qui. A preoccupare è anche l'accordo di libero scambio in via definizione con il Vietnam. Conntro cui si è scagliata la Lega: “Nessun via libera al trattato Ue-Vietnam in assenza di garanzie sulla tutela dei produttori italiani - si legge in una nota degli eurodeputati del Carroccio - Il documento presenta molte zone d’ombra: mancano progetti per la depurazione delle acque industriali e di quelle del fiume Mekong che riempie i nostri mari di plastica. Tali acque sono utilizzate per coltivare riso che - secondo gli accordi - sarà importato in Europa senza dazio in concorrenza con le nostre produzioni di qualità certificata", denunciano i parlamentari europei.

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