In Italia c'è un Santuario dei Cetacei dove prosperano balene e delfini. Ma va protetto

Le attività umane li mettono in pericolo, con la pesca e l'abbandono di plastiche. Greenpeace: “Il nostro mare e i suoi abitanti ci stanno chiaramente mandando una richiesta di aiuto”

Foto Ansa EPA/RICARDO MALDONADO ROZO

Forse non tutti lo sanno ma in Italia esiste un 'Santuario dei Cetacei', conosciuto per il grande numero di avvistamenti di questi animali marini. E ora più che mai, questo pezzo di Mediterraneo, si conferma una vera e propria oasi per balene e delfini. Lo ha rivelato la spedizione 'Difendiamo il mare' di Greenpeace Italia che ha monitorato la zona per cinque giorni in cui è riuscita ad osservare 128 animali appartenenti a quattro specie diverse: balenottera comune, tursiope, stenella striata e grampo.

La barca Bamboo della Fondazione Exodus di don Mazzi, partita il 16 luglio da Porto Santo Stefano, è rientrata all'isola dell'Elba con a bordo i ricercatori dell'Istituto Tethys impegnati con Greenpeace in attività di monitoraggio dei cetacei tra Mar Ligure, nord della Corsica e Isola d'Elba. "L'impatto delle attività umane è però evidente”, avverte Greenpeace, che spiega che “durante gli avvistamenti sia di tursiopi che di balenottere comuni sono stati studiati, tramite foto identificazione, individui con pinne dorsali amputate a causa dell'interazione con attività umane, probabilmente pesca o imbarcazioni. Nell'area è stato osservato un elevato traffico marittimo e la costante presenza di plastica in mare".

Stando al bilancio della spedizione, si contano dieci avvistamenti di stenelle, piccoli delfini pelagici, osservati in gruppi con una media di circa dieci esemplari; tre avvistamenti di tursiopi, delfini con abitudine più costiere, osservati in gruppi fino a 25 individui (in entrambe le specie è stata osservata la presenza di piccoli tra cui due nati da poche settimane). Di particolare interesse scientifico l'avvistamento di grampi, specie stabilmente presente per 25 anni nella zona occidentale del Santuario e per la quale si è osservato un drammatico declino negli ultimi 6 anni, e di un gruppo di tre balenottere comuni, il secondo animale più grande al mondo, che qui migra in estate per alimentarsi, si stima ne siano rimasti solo tremila esemplari in tutto il bacino del Mediterraneo.

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"Il nostro mare e i suoi abitanti ci stanno chiaramente mandando una richiesta di aiuto. Per proteggerli vanno definite norme precise per fermare le attività umane più dannose, a cominciare dall'inquinamento da plastica, vanno aumentati i controlli e istituite nuove aree marine protette. Se l'Italia è seria rispetto all'impegno a livello internazionale di proteggere entro il 2030 il 30% dei nostri mari, inizi dal Santuario sviluppando precise misure di tutela, e non lasci che questo parco esista solo sulla carta", ha osservato Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace.

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