"L’agricoltura e i territori rurali ci salveranno con la cooperazione economica e sociale"

L'intervento di Matteo Ansanelli, segretario nazionale dell'Agia, Associazione giovani imprenditori agricoli

La parola crisi è entrata nel nostro lessico e sembra non volerne più venir via: crisi economica, crisi climatica, crisi dei valori e adesso anche crisi sanitaria.

Tra tutte le crisi sin qui affrontate quella sanitaria collegata alla diffusione del virus COVID19 sta mettendo in risalto alcuni valori che non erano diffusamente percepiti:

  • senza agricoltura non potremmo esistere
  • l’agricoltura e le aree rurali garantiscono “distanze sociali” adeguate.

Un po’ lo abbiamo pensato tutti che senza agricoltura non avremmo accesso al cibo però in fondo in molti hanno creduto che alla fine qualcuno nel Mondo l’avrebbe prodotto al nostro posto ed è per questo, per esempio, che la riduzione della SAU (superficie agricola utilizzata), che ha proseguito inesorabilmente da oltre un trentennio in Italia, non ha disturbato i sogni di coloro che si sono susseguiti nella definizione degli obiettivi della politica agricola in questi anni.

Poi un bel giorno arriva il #COVID19 e i decisori politici devono misurarsi anche con scenari estremi legati all’emergenza sanitaria per effetto della quale lo spostamento delle merci potrebbe essere reso difficile ed ecco che l’agricoltura d’improvviso ritorna ad essere un esplicito obiettivo di politica economica per la Sicurezza del Paese, scoprendo che avremmo bisogno di più agricoltori o più agricoltura per la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari su scala di prossimità anche attraverso un’agricoltura “diffusa”.

COVID19 cambiamenti in vista per fare impresa in agricoltura?

Da molti anni il dibattito di chi si occupa di politica agraria ripropone la dimensione aziendale in termini di superficie, gli ettari per intenderci, come l’elemento principale da prendere a base anche delle politiche, si pensi alla PAC, Politica Agricola Comune, e agli aiuti al reddito pagati in base alla superficie.

Il corollario del precedente assunto è che per aumentare l’efficienza e il reddito In agricoltura bisogna aumentare le superfici, se ragioniamo in termini di premi comunitari a superficie “nulla quaestio”, anche se, parlando di reddito, per correttezza bisognerebbe ragionare in termini di risultati economici, cioè di euro, piuttosto che di superfici, cioè di ettari. Il reddito per unità di superficie in Italia è più alto rispetto agli altri Paesi europei per effetto di un diverso impiego dei fattori della produzione.

Spesso si dimentica che l’agricoltura produce valore grazie a quattro fondamentali fattori:

  • terra
  • capitale
  • lavoro
  • conoscenza

L’impiego di ciascun fattore determina il risultato economico finale che in un certo qual modo si può immaginare descritto dalla Legge Di Liebig (la cosiddetta legge del minimo) secondo la quale “la produzione è influenzata non dall'ammontare totale dei fattori produttivi disponibili, ma dalla disponibilità di quello più scarso”.

Il risultato finale ottenuto dall’impresa agricola si posizionerà sul livello più alto che è possibile raggiungere col fattore meno disponibile vanificando la maggiore disponibilità di tutti gli altri.

Questa pandemia mette in discussione molte delle possibili combinazioni dei differenti “Fattori” anche se quello della conoscenza quasi certamente giocherà un ruolo centrale in quanto molte delle conoscenze attualmente applicate, per esempio quelle di mercato, non potranno essere più alla base delle scelte future. Gli sconvolgimenti sanitari potrebbero per certo periodo, più o meno lungo, rendere inefficace la conoscenza “storica” quale, per esempio, quella dei prezzi di alcuni prodotti o dei mercati di sbocco, o quella dei consumi alimentari.

Per fare impresa diviene poi obbligatoria la gestione di ulteriori rischi, per esempio quelli di mercato in emergenza sanitaria, mai affrontati prima d'ora con tale “angolazione”, si tratterà di analizzare i consumi e i bisogni di sicurezza che il mercato e i cittadini richiederanno, di differenziare le produzioni ed i canali di vendita.

Per gestire così tante nuove variabili, collegate a così tanti cambiamenti, l'imprenditore singolo troverà naturale entrare in “comunità” economiche ispirate ai principi della cooperazione, nella consapevolezza che la forza di una collettività non teme rivali.

Si possono mettere in atto nuovi modelli del vivere?

In Italia l’80% della popolazione, quella urbana, occupa il 10% della superficie contro il 20% della popolazione rurale che invece occupa il restante 90% del territorio. In questi giorni di clausura forzata si può comprendere meglio la differenza tra vivere in città o in campagna, in molti il desiderio di un’alternativa rurale si è accresciuto sia per la possibilità di potersi godere l’aria aperta sia per potersi “autoprodurre” almeno una parte di cibo, per dirla in altri termini la vita in una casa in campagna soddisfa più bisogni rispetto a quella in un condominio urbano ai tempi di un’emergenza sanitaria.

La “diluizione” della popolazione fuori dalle aree urbane sarà un elemento che entrerà nei piani di gestione dei rischi sanitari in molti Paesi del Mondo e probabilmente anche nel Nostro. La densità di abitanti per kmq entrerà nella “misurazione” dei rischi correlati alla diffusione delle epidemie, forse per fortuna in Italia abbiamo quasi 5.500 Comuni, tutti nelle aree rurali e con meno di 5.000, che potrebbero rappresentare un luogo “più sicuro” per molti residenti delle aree metropolitane.

Diventa allora importante nel ridisegnare uno spazio, molto spesso “abbandonato” per carenza o assenza di servizi, la realizzazione di servizi pubblici e privati per la vita in questi territori, attraverso un grande piano di opere pubbliche, che diventeranno una straordinaria fonte di creazione di nuovo valore aggiunto e quindi uno straordinario business con importanti ricadute economiche ed occupazionali, nonché sociali ed ambientali.

In questi territori rurali, in gran parte ricadenti nelle cosiddette aree interne, gli investimenti, tecnologici e sociali, per riportare a “valore” ciò che è stato abbandonato rappresenta una grande opportunità per il Nostro Paese mettendo a valore gioielli dimenticati.

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È probabile che per molti italiani, dopo l’emergenza sanitaria, l’agricoltura sarà una chances temporanea di occupazione e/o di reddito anche per molti cittadini, ma non possiamo escludere che una parte di neo agricoltori, siano essi imprenditori o semplicemente occupati, di fronte all’opzione di un più “naturale” distanziamento sociale sia nel lavoro che nel vivere quotidiano nelle aree rurali scelga di cambiare la propria vita, ed è anche probabile che nuove comunità rurali si svilupperanno con buona pace dei modelli di urbanesimo che fin qui hanno fatto la storia.
 

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