Anche in Austria i macelli diventano focolai di coronavirus

Nel Paese il numero dei casi è di nuovo in aumento e come in Germania gli impianti di lavorazione della carne sono quelli in cui ci sono sempre il maggior numero di contagi

Un impianto per la lavorazione della carne - foto archivio Ansa EPA/Joedson Alves

Proprio come in Germania adesso anche in Austria i macelli si stanno rivelando delle strutture a rischio con diversi impianti della lavorazione della carne nel Paese che sono diventati dei focolai.

Contagi nei macelli

Come riferisce la Kronen Zeitung, le nuove infezioni sono state intercettate in un'azienda del distretto di Ried im Innkreis, non lontano dal confine tedesco, nella zona di Wels-Land e nei pressi di Braunau am Inn, cittadina (tristemente) famosa per aver dato i natali ad Adolf Hitler. Le autorità hanno avviato le procedure per sottoporre i dipendenti ai tamponi. In Germania la vicenda dei focolai da Covid-19 ha provocato un forte dibattito sulle condizioni di lavoro nei grandi macelli, in particolare dopo che sono risultati positivi al coronavirus oltre 1400 dipendenti dell'azienda Toennies in Nord-Reno Vestfalia, dal far temporaneamente schizzare in altro l'indice di contagio.

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Casi in aumento

In Austria la preoccupazione sta aumentando dopo che il ministero della Salute ha fatto sapere che il numero di casi attivi di Covid-19 nel Paese è salito a 1.012 contagiati, 53 in più rispetto a ieri. Ad oggi nel Paese ci sono stati 18.272 casi confermati, secondo i dati diffusi online da Orf. Finora sono stati effettuati 654.105 test, mentre i decessi sono stati 681. Per evitare un nuovo picco il ministro della Sanità, Rudolf Anschober dei Verdi, ha chiesto l'introduzione, entro il mese di settembre, di un bollettino regolare che indichi costantemente alla popolazione quanto è alto il rischio di contagio di sul territorio nazionale e nei singoli Laender. "Dobbiamo rimanere attenti e vigili, il virus è ancora con noi, può esplodere in qualsiasi momento ed è ancora pericoloso", ha dichiarato lamentando che "nelle ultime settimane c'è stata una diminuzione della consapevolezza del rischio in una parte della popolazione e spero vivamente che gli attuali focolai regionali siano un campanello d'allarme anche per quelle persone".

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