“Le regioni possono opporsi all'autorizzazione del glifosato”, Corte Ue verso l’ok ai ricorsi

L'uso dell'erbicida nelle zone agricole è finito nel mirino di un ente locale che si è rivolto ai tribunali. A una prima dichiarazione di irricevibilità della causa è seguita un'impugnazione di fronte ai giudici europei, che potrebbero dare il via ai contenziosi sulle sostanze fitosanitarie

Bruxelles contro Bruxelles. Il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) nel contenzioso tra l'amministrazione regionale della capitale belga e il Tribunale locale ha dato il via libera ai ricorsi delle regioni contro il rinnovo del permesso di utilizzare il glifosato per uso agricolo. Il potente erbicida non selettivo brevettato dalla Monsanto è finito più volte nel mirino degli ambientalisti e degli esperti in tumori per il potenziale cancerogeno della sostanza chimica. Ad opporsi al prolungamento dell’autorizzazione Ue al glifosato è stata l’amministrazione regionale di Bruxelles, che ha contestato la decisione presa dalle stesse istituzioni europee che hanno sede nella capitale belga. 

La contesa

Il Tribunale belga aveva però dichiarato irricevibile il ricorso della Regione Bruxelles per "difetto di legittimazione ad agire". In altre parole, secondo i giudici belgi l’ente locale non era direttamente interessato dal regolamento Ue che autorizza l'uso del glifosato nelle zone agricole. Da qui l’impugnazione di quest’ultima decisione da parte dell’ente locale, che si è rivolto ai giudici europei di Lussemburgo per risolvere la questione. E mentre la battaglia legale è ancora in corso, le conclusioni dell’avvocato generale della Corte hanno già dato ragione alla Regione Bruxelles. 

Una decisione che riguarda gli enti locali

L’avvocato generale Michal Bobek ha smontato la dichiarazione d’irricevibilità del giudice belga con un raffinato ragionamento sul concetto di “incidenza diretta” delle decisioni prese in sede Ue, da intendersi come “nesso di causalità diretta tra l’atto dell’Unione impugnato e la modifica della situazione giuridica del ricorrente”. Tra gli aspetti citati dall’avvocato generale c’è l’impedimento da parte dell’amministrazione di Bruxelles ad esercitare “le sue competenze autonome in materia di disciplina dell’uso di prodotti fitosanitari nel suo territorio”. In secondo luogo, nota ancora Bobek “il regolamento impugnato ha obbligato le autorità belghe, ivi compresa la regione di Bruxelles-Capitale, a mantenere la validità delle autorizzazioni esistenti per l’intero periodo di tempo richiesto ai fini del completamento dei procedimenti di rinnovo di tali autorizzazioni”. Infine, “il regolamento impugnato ha altresì imposto alla regione di Bruxelles-Capitale di riconoscere (…) le autorizzazioni concesse dagli Stati membri appartenenti alla stessa zona”. “Nonostante i dubbi” della giunta regionale “in merito alla natura dannosa del glifosato, in generale, essa non è legittimata a rifiutare il riconoscimento, salvo che agisca in violazione dei suoi obblighi derivanti dal diritto dell’Unione”.

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Il ruolo delle regioni

Bobek sottolinea che “le regioni europee hanno un ruolo importante da svolgere all’interno del progetto europeo”. Da qui la raccomandazione non vincolante dell’avvocato generale ai giudici europei di dichiarare che la regione della capitale belga è “direttamente e individualmente interessata dall’atto impugnato”. Una scelta che, se confermata dai giudici, potrebbe aprire una nuova pagina di storia nei contenziosi tra enti locali o statali e l’Ue in materia di sostanze fitosanitarie.

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