La truffa dei cibi anti-Covid: "Nemmeno il lockdown ha fermato le frodi alimentari"

La denuncia di FareAmbiente sulla base dei dati delle forze dell'ordine. Tra i prodotti più contraffatti durante la pandemia svetta il vino. La regione più colpita nei mesi di quarantena è stata la Lombardia

Il lockdown non ha fermato le frodi alimentari. Anzi, con la pandemia è emersa una nuova categoria di truffe ai danni dei consumatori, quella dei "prodotti che venivano commercializzati come aventi la capacità di prevenire o curare le infezioni da Covid-19", denuncia il presidente dell'associazione ambientalista Fareambiente, Vincenzo Pepe, nel presentare il nuovo rapporto sulle frodi agroalimentari dell'organizzazione, realizzatoin collaborazione con le forze di polizia, Rac, Nas e Guardia di finanza.

"Dagli illeciti agroalimentari possiamo e dobbiamo difenderci leggendo le etichette, chiedendo ai ristoranti la provenienza dei prodotti e prestando attenzione agli acquisti online, senza lasciarsi abbindolare dai prezzi", spiega Pepe. "I dati del 2019 - racconta Oreste Gerini, direttore generale del Dipartimento dell'ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti - si sono concretizzati in risultati di assoluta eccellenza, parliamo di sequestri per oltre 300 milioni di euro, un numero di contestazioni amministrative di quasi 4500, 1400 prodotti che sono risultati irregolari all'analisi cliniche, pari al 10% di quelli analizzati, sequestri pari a 585 e diffide pari a oltre 2000". 

Secondo il RaC (reparto anticontraffazione carabinieri) regione leader per gli illeciti agroalimentari nel 2019 è stata l'Umbria con un valore 1.508.400,00 euro. La seconda regione sul podio dell'illegalità per illeciti agroalimentari risulta essere l’Emilia Romagna con 1.263.081,88 euro, terza la Campania (1.088.665,00 euro). Durante il lockdown sale invece sul podio la Lombardia. 

Secondo i dati del 2019 della Guardia di Finanza il comparto maggiormente soggetto a illeciti è stato quello dei mosti e uve parzialmente fermentati, seguito dai vini, dai prodotti alimentari, dai legumi e prodotti di pasticceria. Importanti sequestri nel settore vinicolo anche da parte delle forze di polizia. Nel quadrimestre febbraio-maggio, quindi in piena pandemia, sono stati certificati 5,8 milioni di ettolitri di vino di qualità, l’equivalente di oltre 773 milioni di bottiglie. 

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"Parlare di illeciti agroalimentari significa parlare di agrofurbi e di criminalità organizzata", aggiunge Anna Zollo, responsabile scientifico e vicepresidente di FareAmbiente. "Ci siamo resi conto nella stesura del rapporto come questa non si sia fermata con il lockdown, anzi ha proliferato, è entrata nelle nostre case dalla porta d'ingresso, perchè molte aziende pur di sopravvivere sono state costrette a fare i conti con gli agrofurbi, mettendo sulla tavola degli italiani prodotti non sicuri. Grazie alle forze dell'ordine che continuano a lavorare quotidianamente per la tutela e la sicurezza della nostra salute". 

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