Così l'uva egiziana a basso costo invade il nostro mercato (con l'aiuto dell'Olanda)

La denuncia di Cia Agricoltori italiani che sottolinea come i Paesi Bassi siano il principale intermediario per il commercio di questa frutta dai mercati extracomunitari, e stia così mettendo in difficoltà il settore italiano

Foto Ansa EPA/CAROLINE BLUMBERG

Quando si fa la spesa si cerca sempre di trovare un bilancio tra qualità e prezzo, ma a volte alcuni prodotti hanno costi talmente bassi che sbaragliano la concorrenza. E spesso si tratta di prodotti importati da Paesi in cui il costo della manodopera è più basso, e per questo le regole sulle importazioni da Stati extracomunitari dovrebbero frenare questo fenomeno. Ma ci sono sempre delle scappatoie.

L'uva egiziana

È il caso, a quanto pare, dell'uva egiziana che sta invadendo i nostri mercati grazie a una sorta di intermediazione dei Paesi Bassi principalmente, ma anche del Regno Unito. La denuncia arriva dalla Cia-Agricoltori Italiani che punta il dito sia contro gli accordi Ue-Egitto che facilitano l'ingresso nel continente di uve dal Nord Africa, che contro l'Olanda, colpevole di agevolare il commercio di questo prodotto agricolo grazie alle sue piattaforme distributive che lo immettono nel mercato a metà prezzo rispetto alle uve italiane, creando una concorrenza ritenuta sleale. I prezzi delle uve egiziane, spiega la confederazione in una nota, sono infatti influenzati dal costo bassissimo della manodopera e mettono in grave difficoltà la filiera italiana, che ha oneri molto più elevati per l'incidenza del fattore lavoro e anche delle nuove operazioni messe in campo con le regole sanitarie post Covid-19, ma offre tutte le garanzie in termini di qualità e sicurezza fitosanitaria.

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Filiera italiana in difficoltà

Il problema è molto sentito dai produttori nazionali perché la filiera delle uve da tavola (le superfici vitate sono 46 mila ettari concentrati in Puglia e Sicilia) ha da sempre una forte vocazione all'export, soprattutto in ambito Ue. I Paesi Bassi sono invece i principali intermediari nel commercio di uva a provenienza extra-Ue e insieme al Regno Unito nel 2019 hanno importato il 70% del prodotto egiziano in Europa, intercettando anche il 65% di quello proveniente dal Perù e la metà dell'uva cilena. Il rischio, prosegue la nota, è che la distribuzione dia spazio sugli scaffali alle uve straniere a prezzi stracciati a scapito di quella nazionali. Cia ritiene, quindi, necessaria un'attenta revisione di questi accordi bilaterali, per meglio tutelare i produttori mediterranei. E chiede un importante sostegno istituzionale alla promozione dell'uva italiana e aperture verso nuovi mercati, come quello della Cina e degli altri Paesi orientali.

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